Arthur Sze rinnova il mandato come Poeta Laureato: un ponte tra le lingue
Esiste un certo tipo di poeta che non scrive da un centro, ma dallo spazio tra i luoghi. Arthur Sze è uno di loro: sino-americano, cresciuto a New York, radicato nel Nuovo Messico da decenni, e ora — nuovamente — Poeta Laureato degli Stati Uniti. La Biblioteca del Congresso ha annunciato questa settimana il suo secondo mandato consecutivo, e la notizia arriva in aprile, il mese della poesia, come se il calendario avesse il proprio senso dell'occasione.
Sze è autore di raccolte che costruiscono mondi: Archipelago, Compass Rose, Sight Lines. Ha vinto il National Book Award e il Ruth Lilly Poetry Prize, ma ciò che mi attrae in lui è la sua ossessione costante: la traduzione come forma di conoscenza. Il suo progetto "Words Bridging Worlds", che proseguirà durante questo secondo mandato con un tour nazionale di letture e laboratori, tratta la traduzione non come un problema tecnico, ma come una pratica di empatia radicale. Comprendere una poesia in un'altra lingua significa, in qualche modo, accettare che il mondo contenga più texture di quante la propria lingua madre riesca a nominare.
Fu anche il primo Poeta Laureato di Santa Fe, Nuovo Messico — uno Stato dove spagnolo, inglese e lingue indigene coesistono da secoli, dove la frontiera non è una linea su una mappa ma una condizione dell'esistenza. Sze è cresciuto con il cinese della sua famiglia e l'inglese della sua educazione, trasformando quella tensione in una poetica. Le sue poesie non parlano dell'esperienza immigrata come di una ferita; parlano della molteplicità come di una ricchezza.
Quando leggo un poeta che ha fatto del passaggio culturale la propria materia prima, penso inevitabilmente a ciò che la letteratura latinoamericana ha sempre fatto: García Márquez che fonde la tradizione orale caraibica con il rigore letterario europeo, Borges che trasforma Buenos Aires in un labirinto universale. La poesia di Sze condivide quell'ambizione — costruire, dal locale e dall'ereditato, qualcosa che possa parlare a chiunque abbia vissuto tra due lingue, due mondi.
Il Bibliotecario facente funzioni Robert Randolph Newlen lo ha descritto come qualcuno che "apre il mondo della poesia dandoci una visione unica del suo processo". È esattamente ciò che fanno i grandi poeti: non ci danno solo poesie, ci danno un modo di vedere. Questo aprile, cercate Arthur Sze. Iniziate da qualunque pagina.