Ben Lerner scrive di scrivere (e questa volta si chiama Transcription)
Domanda onesta: quanti romanzi sulla scrittura di un romanzo abbiamo davvero bisogno? La risposta, come per quasi tutto in letteratura, dipende interamente da chi scrive. Se è Ben Lerner, la risposta sembra essere almeno uno in più.
Transcription (FSG), pubblicato questa settimana, è il terzo romanzo di Lerner — dopo Leaving the Atocha Station e The Topeka School. Metafiction di precisione chirurgica, un narratore che esamina il linguaggio mentre lo usa, la domanda se l'arte possa catturare l'esperienza o lasci solo tracce di ciò che è andato perduto.
È quello che Borges ha fatto ne L'Aleph — contenere l'intero universo in una sfera delle dimensioni di una pallina da ping-pong e in qualche modo farti credere. Il problema non è mai la premessa; il problema è ciò che ci fai.
Quello che Lerner fa con la memoria in Transcription, secondo i primi lettori, è smontarla strato per strato. Non la memoria eroica delle grandi narrazioni di trauma, ma quella quotidiana e traditrice. Il linguaggio come sistema di archiviazione che arriva sempre in ritardo ai fatti.
Se hai letto i suoi romanzi precedenti, sai cosa ti aspetta. Se no, inizia con Leaving the Atocha Station, che ha lo stesso DNA ed è ambientato a Madrid.