Carrie R. Moore vince il Premio Young Lions per la Fiction 2026
Esistono libri che danno la sensazione di essere conosciuti da qualcuno che non si è mai incontrato. Quando ho saputo che Carrie R. Moore aveva vinto il Premio Young Lions per la Fiction 2026 della New York Public Library con Make Your Way Home, la prima cosa a colpirmi è stato il titolo. C'è qualcosa in quella frase che mi ha raggiunta prima di aver letto una singola pagina.
Il Premio Young Lions riconosce scrittori di narrativa di 35 anni o meno, e quest'anno la giuria — Nana Kwame Adjei-Brenyah, Raven Leilani e Alexander Sammartino — ha scelto Moore tra cinque finalisti: Ariel Courage (Bad Nature), Kyle Edwards (Small Ceremonies), Harris Lahti (Foreclosure Gothic) e Stephanie Wambugu (Lonely Crowds). Diecimila dollari e, cosa che vale di più, il riconoscimento di una città che crede ancora nella letteratura come atto civico. La cerimonia si è tenuta il 16 giugno.
Ciò che mi attrae nel lavoro di Moore non è solo la precisione tecnica che le recensioni descrivono, ma l'insistenza sul ritorno come forma di conoscenza. La casa non come nostalgia, ma come territorio da riconquistare con occhi adulti. Conosco quella sensazione da García Márquez, da Ferrante, da Allende. E ora, a quanto pare, da Moore.
Adjei-Brenyah ha costruito in Chain-Gang All-Stars un futuro distopico in cui la violenza carceraria diventa spettacolo, con un'urgenza morale che pochi scrittori riescono a sostenere per quattrocento pagine. Raven Leilani ha rivelato in Luster una voce senza rete di sicurezza. Che siano ora loro a contribuire a trovare le nuove voci dice qualcosa su come i grandi scrittori diventano ancore di una tradizione.
Cinque finalisti che insieme formano una mappa della narrativa americana più viva del momento. Nessuno di loro ha più di trentacinque anni. Nessuno ha ancora detto la sua ultima parola.