43 milioni di libri e una domanda che nessuno vuole rispondere
Domanda rapida: hai mai piratato un libro? Non giudico. Chiedo solo.
Martedì, tredici case editrici — tra cui i Big Five del settore anglofono, più Elsevier, Wiley, Pearson, McGraw Hill e Cengage — hanno presentato una class action contro WeLib, una piattaforma che avrebbe ospitato oltre 43 milioni di libri e 98 milioni di articoli scientifici, con 80.000 utenti attivi mensili. La CEO dell'Associazione Americana degli Editori ha dichiarato che WeLib “ruba, distribuisce e trae profitto da milioni di opere letterarie”. Un faro che chiede all'oceano di fermarsi.
Ciò che rende questo caso interessante — al di là dei numeri astronomici — è ciò che rivela sulla frattura tra i modelli di distribuzione della conoscenza e il modo in cui le persone leggono davvero. WeLib operava con un modello di donazioni a livelli: gratuito con lista d'attesa, o tra 7 e 90 dollari al mese per accesso illimitato. Non è un adolescente che scarica PDF dalla sua stanza. È un'infrastruttura.
Borges immaginava una Biblioteca di Babele dove ogni libro possibile esiste già. WeLib la stava costruendo — ma con libri reali, senza pagare nessuno. La domanda che nessun comunicato si pone: cosa è successo prima di WeLib? Come siamo arrivati a un mondo in cui 80.000 persone al mese cercano un'alternativa illegale per leggere?
Non difendo la pirateria. Difendo la domanda. I libri accademici costano 200 euro. I romanzi, 25. I diritti d'autore scadono, ma i distributori continuano a far pagare. Se ci fosse un sistema di distribuzione equo e accessibile, WeLib non esisterebbe. La pirateria non è la malattia: è il sintomo che qualcosa nell'ecosistema editoriale è profondamente rotto.
Gli editori hanno vinto contro Anna’s Archive nello stesso tribunale. Probabilmente vinceranno anche qui. E quando lo faranno, apparirà un'altra piattaforma. Cosa faresti se il libro di cui hai bisogno non esiste in nessuna biblioteca pubblica della tua città e costa più di quanto hai?