I racconti raccolti di Helen Garner e il contenitore scomodo della narrativa breve

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Sigrid Nørgaard
· 3 min di lettura

Helen Garner mette a disagio i suoi lettori da cinquant'anni. Non è una lamentela. È la cosa essenziale in lei. Scrive di situazioni che la maggior parte dei romanzieri risolverebbero e si rifiuta di distogliere lo sguardo prima che il disagio diventi insopportabile.

La Los Angeles Review of Books ha pubblicato questa settimana una critica dei suoi racconti raccolti che sostiene che la narrativa breve sia un 'contenitore scomodo' per i doni particolari di Garner. I suoi effetti più caratteristici — l'accumulo di dettagli precisi, la rivelazione ritardata — richiedono più spazio di quanto un racconto di solito offra.

Penso ultimamente a Tove Ditlevsen, un'altra scrittrice per cui la forma breve era sia un vincolo che una disciplina. Garner opera in uno spazio simile. Il disagio che il critico identifica non è il fallimento della forma racconto. Potrebbe essere il suo successo più onesto.

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