I finalisti dell'Hugo 2026: la fantascienza non è mai stata così viva e contesa
L'Hugo Award, fondato nel 1953 e intitolato a Hugo Gernsback, padre delle riviste pulp di fantascienza, ha trascorso settantatré anni a essere spettacolarmente corretto o magnificamente sbagliato, a seconda del punto di vista. I finalisti del 2026, annunciati questa settimana, sembrano un dibattito aperto — esattamente ciò che un buon premio letterario dovrebbe essere.
Nella categoria Miglior Romanzo si sfidano sei titoli. Il nuovo romanzo di Nnedi Okorafor, Death of the Author, arriva con il peso delle aspettative: da quando Who Fears Death e la trilogia Akata l'hanno affermata come una delle voci essenziali della fiction speculativa, ogni nuovo romanzo è un evento. Condividono la lista Shroud di Adrian Tchaikovsky, The Everlasting di Alix E. Harrow, The Incandescent di Emily Tesh, A Drop of Corruption di Robert Jackson Bennett e The Raven Scholar di Antonia Hodgson.
Nella Miglior Novella, dove l'Hugo trova spesso la sua forma più pura, figurano The River Has Roots di Amal El-Mohtar, The Summer War di Naomi Novik e What Stalks the Deep di T. Kingfisher.
Nel Lodestar per il Miglior Libro YA, Sunrise on the Reaping di Suzanne Collins — il prequel di Hunger Games su Haymitch Abernathy — compete con Oathbound di Tracy Deonn e They Bloom at Night di Trang Thanh Tran. I vincitori saranno annunciati il 30 agosto alla LAcon V di Anaheim. Precedenti vincitori includono Frank Herbert, Ursula K. Le Guin e N.K. Jemisin.
Un'osservazione schietta: il genere non è mai stato più ricco né più dibattuto. I finalisti di quest'anno spaziano dall'horror ecologico alla fantasy epica. La domanda che rimarrà nell'aria fino ad agosto: l'Hugo è ancora il premio che meglio rappresenta ciò che la fiction speculativa è diventata?