Due Americhe, due libri, un'industria che non sa dire no
Ted Cruz sta scrivendo una biografia di Clarence Thomas. Tim Walz, ex governatore del Minnesota e candidato democratico alla vicepresidenza l'anno scorso, sta scrivendo un memoir sulla resistenza del suo stato alle politiche federali sull'immigrazione. Questi due fatti non hanno nulla in comune, eccetto che alla fine condivideranno uno scaffale.
Il memoir politico è ormai un genere così affollato da qualificarsi a malapena come letteratura. È più correttamente descritto come un prolungamento della campagna elettorale con altri mezzi.
Ciò che è interessante nel caso Cruz-Thomas è l'ambizione biografica. La grande biografia richiede qualcosa di vicino all'empatia, che non è sempre la prima qualità associata a un senatore del Texas.
L'approccio di Walz è più semplice e forse più onesto. I memoir politici che nascono dalla sconfitta tendono a essere più interessanti di quelli che nascono dal trionfo.
Si pensa inevitabilmente ai libri che sono sopravvissuti alla categoria. I sogni di mio padre di Barack Obama — scritto prima che diventasse presidente — è unico tra i memoir politici moderni precisamente perché non è stato scritto da un politico, ma da qualcuno che lo è diventato per caso.
La vera domanda non è se la biografia di Cruz o il memoir di Walz saranno buoni. È cosa significhi che l'editoria americana continui a offrire anticipi a persone la cui principale qualifica è aver aspirato a qualcosa. Forse è, a suo modo, una forma di democrazia. O forse, come avrebbe notato Dickens, è semplicemente commercio con una copertina migliore.