Il trionfo strano del libro che nessuno si aspettava
Alcuni libri non ti raggiungono attraverso le classifiche dei bestseller. Non li troverai in vetrina nelle grandi librerie né sui tavoli delle novità negli aeroporti. Arrivano, se arrivano, tramite un'amica che li ha letti da un'amica che aveva sentito da qualcuno che stava prestando attenzione. Sono questi i libri che amo di più.
Mice 1961, dell'autrice americana Stacey Levine, è arrivato nel mondo editoriale in silenzio. Pubblicato da Verse Chorus Press, un piccolo editore di Portland, Oregon, il romanzo racconta una giornata nella vita di due sorelle recluse in una dimensione florida e inquietante, nel pieno dell'isteria della Guerra Fredda. «Profondamente strano», dissero le poche recensioni. E così rimase, per anni: strano, vivo, in attesa.
Poi è arrivato il Pulitzer.
Quando fu annunciato che Mice 1961 era finalista del Premio Pulitzer per la Narrativa 2026, Stacey Levine lo scoprì via Facebook. Non tramite un comunicato stampa. Via Facebook. Questo solo dettaglio dice tutto su come il mondo letterario tratta le voci che non si adattano agli schemi commerciali.
Levine costruisce un'opera sperimentale, eccentrica e profondamente americana dagli anni Novanta. Ha lettori fedeli che hanno sempre saputo di leggere qualcosa di diverso. Il problema è che «diverso» diventa raramente «premiato». Eppure, eccoci qui.
La cosa più bella — e più inquietante — di questa storia non è che il Pulitzer abbia riconosciuto un libro strano. È che questo riconoscimento era necessario perché il mondo prestasse attenzione. Solo ora, con un premio, un grande editore come Ecco lo ha ristampato. Quanti libri come questo attendono sugli scaffali di piccoli editori?