Taiwan Travelogue vince il Booker Internazionale 2026: sulla fame coloniale e i legami che restano
Ho pensato ultimamente a cosa significhi che un romanzo venga tradotto. Non il trasferimento linguistico — quello è un atto tecnico, anche se richiede genio — ma l’attraversamento culturale. Quando un libro passa da una lingua a un’altra, diventa, in un certo senso, un oggetto diverso.
Taiwan Travelogue di Yang Shuang-zi, tradotto dal mandarino taiwanese da Lin King, ha vinto il Premio Booker Internazionale 2026. È la prima volta che un autore taiwanese raggiunge questo vertice, e il riconoscimento sembra significativo al di là della consueta cerimonia dei premi.
Il romanzo è ambientato nel Taiwan coloniale degli anni ’30, e segue una donna giapponese di nome Aoyama Chizuko che viaggia sull’isola e viene assorbita — davvero assorbita — dal suo cibo, dai suoi mercati, dai suoi suoni, e dalla scrittrice taiwanese Chigusa Qingzi. È un romanzo sull’appetito in ogni possibile senso: per il cibo, la bellezza, un’altra persona, un paese che puoi colonizzare ma forse non amare. L’ironia è strutturale, e Yang Shuang-zi non la attenua.
La traduzione di Lin King è stata specificamente lodata per la sua capacità di rendere la dualità del testo: lo sguardo giapponese su Taiwan, rifratto attraverso la paternità taiwanese che guarda indietro a quello sguardo da quasi un secolo.
La shortlist di quest’anno includeva compagnia straordinaria — tra cui Sotto l’Occhio del Grande Uccello di Hiromi Kawakami e Pesci di Eva Baltasar. Che Taiwan Travelogue abbia vinto su tale concorrenza dice qualcosa su come i giudici abbiano valorizzato la portata e la lunga memoria storica. La letteratura attraversa frontiere che la politica non può. Non è una dichiarazione di speranza, ma un’osservazione sull’unico ponte rimasto disponibile.