T.J. Stiles vince il BIO Award 2026: sul lungo e necessario lavoro della biografia
C'è un momento nello studio della biografia — ho cominciato a chiamarlo il momento della sproporzione — quando ci si rende conto che la vita che si sta ricostruendo non è stata vissuta al ritmo con cui si scrive. T.J. Stiles ha trascorso anni a ricostruire Jesse James. In questo divario tra tempo vissuto e tempo scritto risiede tutta l'arte biografica, ed è proprio questo che la Biographers International Organization ha riconosciuto questa settimana assegnando a Stiles il BIO Award 2026 per la carriera.
Stiles ha scritto tre grandi biografie: Jesse James: Last Rebel of the Civil War (2002), The First Tycoon (Premio Pulitzer per la biografia) e Custer's Trials (Premio Pulitzer per la storia). Ognuna prende un personaggio del XIX secolo americano e lo inserisce nelle forze storiche che lo hanno plasmato. La biografia fallisce quando diventa agiografia. Stiles ha evitato entrambe le trappole.
Il BIO Award è stato assegnato in precedenza a Robert Caro, Ron Chernow e Stacy Schiff — una stirpe di scrittori per i quali la biografia è un atto sostenuto di immaginazione storica.
Ciò che trovo più interessante nel lavoro di Stiles è la scelta dei soggetti: James era un assassino, Vanderbilt era spietato, Custer fu, nella maggior parte delle letture, una catastrofe. Eppure ognuno illumina qualcosa di essenziale sull'America che li ha prodotti. Frederick Douglass ha ricostruito la propria vita con esattamente questo tipo di chiarezza.
La migliore biografia non è il registro di una vita ma la struttura attraverso cui si capisce come una vita sia stata possibile. I tre libri che Stiles ha già scritto giustificano ampiamente l'attenzione.